Quella volta in cui lo SPEAKER ci ha chiusi fuori in terrazza…

QUELLA VOLTA IN CUI LO SPEAKER CI HA CHIUSI FUORI IN TERRAZZA…

Già, è successo.

Eravamo a Milano ad un evento organizzato da un famosissimo marchio del mondo dei motori di ricerca (ci piace mantenere il mistero, anche se sappiamo bene che hai capito di chi stiamo parlando).

Erano attese oltre 400 persone e noi eravamo stati contattati per allestire la rete Wi-Fi e la connettività in location.

Eravamo piazzati lì dall’alba a tirare cavi e fare setup di rete, quando ad un certo punto uno degli organizzatori entra e ci dice:

Ragazzi, mi serve la sala!”

[L’espressione apparsa sul nostro viso veniva facilmente tradotta in questo modo: “Si…anche a noi dato che stiamo allestendo! Perché dovremmo lasciarla?!”]

La risposta a questa domanda arriva.

Ci viene detto che uno degli speaker più attesi della giornata ne ha fatto espressamente richiesta, perché prima dell’inizio dell’evento ha bisogno di fare…MEDITAZIONE!

[Ah. Ok…..…e mentre lui MEDITA, noi dove ci mettiamo a lavorare!?]

Arcano svelato.

Voi…beh…potreste mettervi in TERRAZZA.”

Chi organizza eventi sa che deve adattarsi alle più disparate situazioni e che, anche quando viene pianificato tutto alla perfezione, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Per questo non ci siamo stupiti più di tanto di aver concluso la sessione di check da un angolo della terrazza di quel bel palazzo del centro.

Ci è rimasta però qualche domanda sulla preparazione di quello speaker americano, apparentemente tanto singolare da rimanere chiuso nella sua stanzetta per un’ora e mezza ad assicurarsi di “entrare nella parte”.

Eccolo poi salire sul palco e fare la sua performance.

Padroneggia il discorso a menadito ed è perfettamente coordinato con le slide (ci teniamo a sottolineare che queste non contenevano più di 5 parole ciascuna…non come certe presentazioni power point che racchiudono in una slide un intero salmo responsoriale!!).

Sembra conoscere personalmente la platea seduta di fronte a lui.

Il linguaggio e gli esempi sono sapientemente centrati sul pubblico, che per questo non gli toglie un secondo gli occhi di dosso.

Insomma: uno di quegli “animali da palcoscenico” ai quali tutti vorremo assomigliare.

[dai su, a noi puoi dirlo…!!]

Ora, non ce ne vogliano gli oratori italiani se diciamo questo, ma crediamo che il motivo di questa sfavillante performance sia racchiuso nell’attenzione riservata al training per il public speaking presente oltreoceano.

Negli ultimi anni, per curiosità e per merito, questa cultura ha iniziato a diffondersi anche in Italia, e di bellissimi interventi se ne vedono sempre più durante gli eventi organizzati nel bel paese.

[Ah sì!! Proprio un mese fa abbiamo gestito regia e connettività all’evento MUOVIAMOCI organizzato dall’agenzia di comunicazione Ideeuropee per Unindustria Treviso. In quell’occasione abbiamo assistito allo speech di Marco Montemagno….beh, che dire: decisamente un esempio italiano di professionista!]

Ci siamo domandati allora: ma come si riesce a diventare così? Quali sono le pratiche da conoscere per diventare dei veri intrattenitori di masse??

Così abbiamo raccolto qualche consiglio dal sito Toastmasters International, che insegna in tutto il mondo tecniche di comunicazione e sviluppo della leadership.

Ecco quindi i 10 SPUNTI da tenere a mente se avete in programma di parlare al vostro pubblico:

1. NON è NASCONDINO

Quando si è nervosi si tende a nascondersi, a coprire la zona centrale del nostro corpo, dove sono posizionati gli organi vitali.

È una reazione di protezione primitiva, che nasce spontaneamente.

La cosa migliore da fare è cercare di limitarla lasciando sempre un atteggiamento di apertura verso il pubblico in sala, evitando così di trasmettere una sensazione di disagio e chiusura.

2. GUARDAMI!

Il contatto visivo è uno dei migliori atteggiamenti per aumentare gli effetti della tua comunicazione. Scorrere con lo sguardo sulla platea e soffermarsi su dei singoli partecipanti guardandoli negli occhi nei momenti salienti del discorso aiuta a scandire il ritmo delle frasi, preservando l’attenzione del pubblico.

3. PALMO DELLA MANO.

Dananjaya Hettiarachchi, un uomo dal nome difficilmente pronunciabile è in realtà uno degli uomini più comprensibili al mondo, avendo vinto nel 2014 il Toastmasters International world champion. In un suo intervento lui stesso chiede:

Guardate il dorso delle vostre mani. Bene, ora guardate il palmo. Quale dei due lati vi rilassa di più?”.

Tenere il palmo delle mani rivolto verso il pubblico rilassa gli occhi e da un senso di apertura. Mantenere le braccia nella zona centrale del corpo, all’altezza della vita, sviluppa un linguaggio del corpo più fluido e disteso (e vi aiuterà a non assomigliare a Vittorio Sgarbi).

durante un evento meglio mantenere le braccia al centro del corpo per migliorare la gestualità del relatore
Non eccedere con la gestualità!

4. USALI QUEI METRI!

È importante utilizzare il più possibile lo spazio a disposizione.

Quando ci troviamo sopra un palco bisogna avere confidenza con tutto la superficie calpestabile. Per prendere “le misure” prima dell’evento è molto utile fare una camminata lungo tutto il perimetro, individuare i punti ciechi dai quali gli spettatori faranno fatica a vederci e quindi delineare una zona mentale entro cui rimanere durante la performance.

Questo ci aiuterà a sembrare a nostro agio dando un senso di movimento più naturale.

5. NON TOCCARE IL PODIO!

È molto importante conoscere come comportarsi con il podio, presente sul palco nel 99% dei casi. La miglior cosa da fare è quella di non utilizzarlo perché, interponendosi, interrompe il flusso comunicativo tra noi e il pubblico. Per farlo occorre conoscere il discorso alla perfezione, avendolo memorizzato (possibilmente in abbinata ad eventuali slide).

Supponiamo però che abbiamo delle note da leggere per via di alcuni dati da citare con precisione, o perché, come insegna la pratica comune: o stai riciclando un discorso fatto qualche messe prima e non ricordi tutto, o hai concluso l’ultima slide durante il caffè di benvenuto e non ricordi bene il flusso dell’intero speech.

In questo caso, è molto importante prendere una certa distanza dal podio.

Devi ricordarti che questa struttura ti copre (vedi punto 1) e non permette di utilizzare liberamente la gestualità. Quindi tieni a mente: non rimanere con le mani sul podio…muovi quegli avambracci!

6. UNA SBIRCIATINA ALLE NOTE, NON DI PIÙ.

Come dicevamo nel punto 5: le note servono, ma devono essere usate bene. In alcuni momenti avere una traccia aiuta incredibilmente, purché non si legga un’intera riga prima di rialzare la testa da quel foglio.

Abbiamo detto che una delle tecniche più utilizzate per mantenere alta l’attenzione dell’audience è il contatto visivo. Questo vuol dire che possiamo dare ai nostri appunti solo qualche rapida sbirciatina.

Un aiuto a ridurre il tempo di lettura potrebbe essere quello di disegnare, in concomitanza con precise parole a cui dare enfasi, dei simboli facilmente riconoscibili.

Un rombo rosso per un argomento, un cerchio verde per il cambio di tema, e così via…creando un flusso da seguire più facilmente.

7. “COS’HA DETTO!? NON HO CAPITO”.

Se poi, dopo aver studiato per bene luogo, contenuto e pubblico, il tuo messaggio appare ancor meno comprensibile del cirillico: è stato tutto fiato sprecato.

Non devi nascondere il tuo messaggio dietro a tecnicismi eccessivi. Parla semplice, che non vuol dire povero. Ricordati di pianificare aneddoti e di inserire esempi veri, reali, che ti rendano umano e non un professore in cattedra, aiutandoti a scandire le varie fasi del tuo discorso.

Amalgama tutto questo ad una corretta gestualità e mimica facciale e avrai creato un flusso comunicativo comprensibile e avvincente.

Ricordati poi di non mettere “troppa carne al fuoco”: se inserisci troppo materiale in un discorso creerai un effetto di spiazzamento in chi ti ascolta, che da quel momento farà fatica a memorizzare anche ciò che gli interessa davvero.

8. NON MANGIARTI LE PAROLE.

Il tono della voce e la cadenza sono i pilastri dell’arte oratoria. Molto spesso il volume della voce che adottiamo all’inizio o alla fine di una frase è, o troppo alto, o troppo basso.

Prova a mantenere lo stesso livello durante l’esposizione così da non far affaticare l’ascoltatore nel tentare di comprenderti, senza però dimenticare l’apice nei momenti salienti.

Scandire le parole più importanti con un’intonazione più forte (così da svegliare chi ci sta osservando seduto su una poltrona) è importante quanto piazzare delle pause qua e là.

Lasciare un secondo di silenzio richiama l’attenzione e, se posizionato nel momento giusto, aumenta la suspense. In più ti permette di fare un respiro e di tornare a controllare il ritmo, che alle volte rischia di prendere troppa velocità in corsa (e un discorso troppo veloce non aiuta l’assimilazione).

9. PENSA CHE LO FAI PER LORO, NON A LORO.

Sai a chi ti rivolgi? Sai di cosa ha bisogno il tuo target?

Tieni sempre a mente che le tue parole devono essere utili a chi le ascolta, non a te che le stai pronunciando.

Conoscere la propria audience è indispensabile per “tarare” il focus dell’intervento. Sapere l’età del tuo pubblico, quante donne e uomini ci sono, ambiti e ruoli distribuiti in platea, sono punti su cui è possibile focalizzare interventi ed esempi, scegliere il vocabolario giusto ed entrare in contatto con l’audience negli aspetti, anche quotidiani, che più la rappresentano.

Il trucco ora è:

10. Provare, provare e ancora provare.

E il prossimo anno ti vedremo vincere il concorso (sì! C’è un concorso..!!) di miglior speaker del mondo.

[Chi ha vinto quest’anno!? LUI:]

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